Un clic per cambiare: il clicker training nei percorsi di recupero comportamentale

Quando si parla di clicker trainingvengono subito in mente cani che danno la zampa, chiudono cassetti, mettono a posto i giochi o, nei casi più ambiziosi, aprono il frigorifero per recuperare una birra.

Tutto molto divertente, ma il clicker training non serve soltanto a insegnare esercizi da mostrare agli amici. Utilizzato correttamente, può aiutare il cane ad acquisire nuove competenze, aumentare la fiducia nelle proprie capacità e trovare strategie alternative quando qualcosa lo mette in difficoltà.

Per questo può diventare uno strumento molto utile anche nei percorsi di rieducazione comportamentale.

Che cos’è il clicker training

Il clicker è un piccolo strumento che, quando viene premuto, produce un suono breve, secco e sempre uguale: clic. Questo suono viene utilizzato come marker, cioè come segnale che indica al cane l’istante preciso in cui ha compiuto il comportamento che vuoi rinforzare.

Il clic non è il premio. È una specie di fotografia sonora: dice al cane «Ecco, proprio questa cosa che hai appena fatto». Il premio arriverà subito dopo, ma il clicker permette di chiarire quale azione lo ha prodotto. Una precisione particolarmente utile quando il comportamento dura soltanto un attimo o quando la ricompensa non può essere consegnata immediatamente.

Immagina, per esempio, di voler insegnare al cane a toccare la tua mano con il naso. Il clic deve arrivare esattamente quando il naso entra in contatto con la mano. Se clicchi quando il cane si è già girato, probabilmente stai premiando il fatto che abbia girato la testa.

Il clicker è preciso, insomma, ma non può fare miracoli con i tuoi riflessi. La sua efficacia dipende dal tempismo con cui lo usi, dalla chiarezza dell’obiettivo e dalla capacità di procedere per passaggi comprensibili.

Perché il cane capisce quel clic

All’inizio il suono del clicker non significa nulla. È soltanto un rumore. Per attribuirgli un valore, il clic viene seguito da qualcosa che il cane trova gratificante, generalmente del cibo, ma non necessariamente. A seconda del soggetto e della situazione, la ricompensa può essere anche un gioco, un’interazione, la possibilità di raggiungere qualcosa o di allontanarsi da uno stimolo.

Ripetendo questa associazione, il cane impara che dopo il clic arriverà qualcosa di positivo. Il suono diventa quindi un rinforzatore condizionato: acquista un significato perché anticipa qualcosa di piacevole.

In questa prima fase entra in gioco il condizionamento classico studiato da Ivan Pavlov. Il clic, inizialmente neutro, viene associato alla ricompensa e comincia ad annunciarla.

Successivamente interviene soprattutto il condizionamento operante di Skinner: il cane scopre che alcuni suoi comportamenti producono determinate conseguenze e, se quelle conseguenze sono vantaggiose, tenderà a ripeterli.

Non soltanto seduto, zampa e giochi da riordinare

Con il clicker puoi insegnare comportamenti molto semplici, come sedersi, raggiungere una postazione o toccare un oggetto, ma anche sequenze piuttosto complesse.

Attraverso lo shaping, il comportamento finale viene costruito un passaggio alla volta, rinforzando le approssimazioni successive. Invece di mostrare direttamente al cane che cosa deve fare, gli permetti di arrivare gradualmente alla soluzione.

Questo tipo di lavoro stimola l’iniziativa e la capacità di risolvere piccoli problemi. Può essere utile con i cuccioli, che iniziano a scoprire quanto sia interessante collaborare con te, e con i cani anziani, ai quali offre un’attività cognitiva compatibile con le loro possibilità fisiche.

Può essere una buona proposta anche per i cani molto attivi, purché non venga utilizzato soltanto per “scaricarli”. L’obiettivo non dovrebbe essere stancare il cane fino allo spegnimento, ma offrirgli un’attività comprensibile e appagante, capace di esercitare concentrazione, autocontrollo e flessibilità.

E sì, con il tempo puoi anche insegnargli a mettere via i giochi. Convincerlo che sia davvero compito suo è un altro discorso.

Il clicker nella rieducazione comportamentale

Uno degli aspetti più interessanti del clicker training è la possibilità di utilizzarlo per costruire competenze che servono nella vita quotidiana.

Pensa a un cane che abbaia e si lancia verso gli altri cani, che si blocca davanti a qualcosa che lo spaventa o che fatica a gestire determinati ambienti. Concentrarsi soltanto sul comportamento problematico rischia di non essere sufficiente. Non basta chiedergli di non abbaiare, non tirare, non scappare o non reagire. Devi insegnargli che cosa fare al posto di quel comportamento.

In un percorso di rieducazione, il clicker può servirti a marcare azioni come orientarsi verso di te, distogliere lo sguardo da uno stimolo, aumentare la distanza, seguire un cambio di direzione, raggiungere una posizione sicura o interrompere spontaneamente un’azione.

Il cane non impara soltanto che una certa risposta non è desiderata. Impara a utilizzare una strategia alternativa, più sicura e funzionale. Questo passaggio è fondamentale soprattutto quando il comportamento nasce da paura, frustrazione, agitazione o dal bisogno di allontanare qualcosa.

Togliere al cane la sua unica strategia senza costruirne una nuova significa lasciarlo senza strumenti. E un cane senza strumenti difficilmente diventa più sereno.

Dal “non fare” al “puoi fare questo”

Il clicker permette di spostare l’attenzione dall’errore alla competenza. Invece di intervenire soltanto quando il cane reagisce, puoi iniziare a riconoscere e rinforzare tutti quei piccoli comportamenti che precedono una risposta più adeguata.

Un cane che osserva uno stimolo e poi distoglie lo sguardo sta già facendo qualcosa di importante. Lo stesso vale per un cane che rallenta, esita prima di partire, sposta il peso all’indietro o sceglie spontaneamente di aumentare la distanza.

Sono segnali minuscoli, facili da perdere se aspetti soltanto un comportamento evidente. Il clicker ti permette di coglierli e renderli più chiari al cane. A partire da questi primi movimenti puoi costruire strategie articolate: tornare da te, cambiare direzione, allontanarsi insieme o restare a una distanza che consenta al cane di osservare senza sentirsi sopraffatto.

Il vero lavoro non consiste quindi nel cliccare quando il cane “fa il bravo”, ma nell’individuare quali competenze gli permetteranno di gestire meglio quella situazione.

Aumentare la capacità di scelta

Quando il lavoro è ben costruito, il cane impara a osservare ciò che accade, proporre comportamenti e valutarne le conseguenze.

Questa partecipazione può aumentare il senso di controllo sull’ambiente e la fiducia nelle proprie capacità. È particolarmente importante per i cani che tendono a bloccarsi, evitare qualsiasi iniziativa o affidarsi sempre alla stessa risposta, anche quando quella risposta non è efficace. Per loro, scoprire di poter compiere una scelta e ottenere una conseguenza prevedibile può rappresentare un cambiamento significativo.

Questo non significa chiedere al cane di ragionare serenamente mentre si trova nel pieno di una crisi. Se è già oltre soglia, spaventato, troppo agitato o incapace di elaborare quello che succede, non è il momento di aumentare le richieste. Prima vengono la sicurezza, la distanza e una buona gestione dell’ambiente.

Il clicker può aiutarti, ma non deve diventare un telecomando da premere davanti a un cane in difficoltà sperando che tutto si sistemi.

Emozioni e comportamento

Tra uno stimolo e la risposta del cane non c’è un collegamento automatico. Nel mezzo trovi le sue emozioni, le esperienze precedenti e le aspettative su ciò che potrebbe accadere. Lo stesso stimolo può quindi produrre risposte molto diverse a seconda del luogo, della distanza, dello stato fisico ed emotivo del cane e di quello che è successo poco prima.

Un cane capace di osservare tranquillamente un altro cane a venti metri potrebbe non riuscire a farlo a cinque. Un cane riposato potrebbe gestire una situazione che, dopo una giornata faticosa, diventerebbe troppo difficile.

Il clicker ti aiuta a rendere più chiara la comunicazione, ma non sostituisce la lettura del cane. Non può cancellare la paura, abbassare magicamente l’attivazione o trasformare un ambiente inadatto in uno spazio sicuro. Per utilizzarlo bene devi prima capire che cosa sta vivendo il cane e quale funzione ha il comportamento che manifesta.

Perché funziona così bene

Il suono del clicker è breve, riconoscibile e più uniforme della voce. Ti permette di segnalare con precisione un comportamento e di creare un collegamento chiaro tra ciò che il cane ha fatto e la conseguenza che riceverà.

Ma il suo valore più grande è un altro: ti costringe a osservare. Per cliccare nel momento giusto devi sapere che cosa stai cercando, riconoscere i piccoli cambiamenti e smettere di concentrarti soltanto su ciò che il cane sbaglia.

Nei percorsi di rieducazione questo significa non limitarti a contenere un problema, ma costruire possibilità: allontanarsi, interrompersi, chiedere aiuto, orientarsi, aspettare o scegliere una strategia diversa.

Il cambiamento non nasce dal clic in sé. Nasce dalle competenze che, un clic dopo l’altro, riesci a costruire.

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